lunedì 3 febbraio 2014
Noi siamo quello che facciamo
Girovagando senza alcun senso su feisbuc, così come faccio di solito, in preda ad una specie di trans da vuoto, ho letto queste parole: noi siamo quello che facciamo.
Questa frase mi ha colpita all'istante e mi ha anche spaventata. Perchè se noi siamo quello che facciamo, e di cose sbagliate ne ho fatte nella mia vita, allora io faccio schifo.
Sapete, è come avvenuto un cambiamento dentro di me, è come se una sorta di insensibilità si fosse diffusa nel mio corpo, facendomi comportare come in passato non avrei mai fatto. È arrivata fino agli occhi, facendomi vedere le cose in maniera diversa.
Ho perso l'empatia. Ed il giusto e sbagliato sono diventati meno netti, meno forti.
Eppure non del tutto.
Altrimenti non sarei qui a pensare queste cose.
Ma d'altronde se siamo quello che facciamo, allora abbiamo diritto anche ad una sorta di redenzione, perchè se siamo ciò che facciamo, possiamo fare di meglio e diventare migliori.
Potrebbe avere un senso, come pure potrebbero essere solo un mucchio di pensieri che vagano alla deriva di un lunedì pomeriggio.
Quei pomeriggi che sembrano quasi primaverili quando li guardi dalla finestra di camera tua, ma poi quando esci, scopri che la realtà è fredda.
E quindi, nonostante tutto, se siamo quello che facciamo, e noi tutti abbiamo una cosa in comuna, si sa, facciamo la cacca, non importa quanto ci impegneremo, resteremo comunque tutti delle merde.
venerdì 31 gennaio 2014
Una storia vera con un dubbio vero
Un rumore nella cappa.
Ma non è nulla, fuori il temporale è forte.
Poi una musichetta caraibica comincia a provenire dal tuo muro.
Bam!
Un frastuono improvviso.
È come se il vento avesse mollato un cazzotto per entrare, riesci addirittura a sentire il rumore del temporale da quella cappa.
La musica diventa più nitida mano a mano che ti avvicini.
Ne sei sicuro, la musica fuoriesce dal muro.
E lì davanti a quel muro, lo sguardo incatenato come se fossi sotto incantesimo, rimani intrappolato nell'amletico dubbio.
È la porta per un'altra dimensione o è solo lo stereo del vicino?
Tratto da "Una storia vera con un dubbio vero"
venerdì 24 gennaio 2014
Consensi
Perchè?
Per la mancanza di consensi.
Il fatto è che mi sembrava di scrivere per uno schermo e basta. Come parlare in un luogo affollato ed essere ignorata.
Mi sembrava inutile. Come parlare al vento. Parole portate.
È che le persone come me, sono portate a ricercare perennemente il consenso.
Una pacca sulla spalla, un "Prendilo, ti sta bene", un "Stai facendo la cosa giusta". E ne sei così dipendente che a volte, pur di mantenere quel consenso, fai la cosa sbagliata. Nonostante in cuor tuo lo sappia.
Il consenso a tutti i costi.
Ma diciamoci la verità. Solo le persone deboli hanno bisogno di consensi. Solo chi non è sicuro di ciò che sta facendo. Chi non crede in sé stesso. E infine, chi sa che sta facendo la cosa sbagliata, ma non ha la forza di cambiare, allora cerca il consenso, per potersi poi giustuficare, per trovare conforto, per alleviare il senso di colpa
E allora per una volta non cerco il consenso di nessuno.
E nonostante nessuno mi stia leggendo continuerò a scrivere.
Non si sa mai che un giorno queste parole arrivino a qualcuno, trasportate dal vento che se le sta portando e quel qualcuno le senta davvero
.
Potrebbe non accadere mai.
O forse si.
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